Che cosa significa pensare? Teorie dell’intelletto e definizione dell’umano nella tradizione peripateica greco-araba e nel Medioevo latino

SA 2019-2020 - Ects: 1.5

Obiettivo: il corso si propone di esaminare, attraverso l’analisi della ricezione tardoantica e medievale della teoria aristotelica dell’intelletto, il modo in cui viene effettivamente inteso il tratto specifico distintivo dell’essenza umana: la capacità di pensare.

Descrizione: a partire dalla lettura dei capitoli 4-5 del III libro del De anima di Aristotele, il corso prenderà in esame alcuni snodi fondamentali relativi alla ricezione della teoria aristotelica dell’intelletto nella tradizione peripatetica greco-araba e nella Scolastica latina. In particolare, si farà riferimento alle interpretazioni di Alessandro di Afrodisia, Temistio, al-Fārābī, Avicenna, Averroè e Tommaso d’Aquino, avendo come fuoco prospettico le differenti implicazioni antropologiche che conseguono dal modo in cui s’intende lo statuto tanto dell’intelletto possibile quanto dell’intelletto agente. Se infatti la razionalità è ciò che distingue l’uomo da tutti gli altri viventi, la risposta alla questione ‘che cos’è l’uomo?’ dipende inevitabilmente dalla risposta alla questione ‘che cosa significa pensare?’.

Didattica: il corso sarà svolto attraverso lezioni frontali, lasciando tuttavia ampio spazio alla discussione.

Modalità di valutazione: esame orale.

Bibliografia essenziale:

  • Aristotele, L’anima. Testo greco a fronte. A cura di G. Movia, Bompiani, Milano 2001 e successive ristampe.
  • Alessandro di Afrodisia, L’anima. A cura di P. Accattino e P. Donini, Laterza, Roma-Bari 1996.
  • Tommaso d’Aquino, L’unità dell’intelletto. Testo latino a fronte. A cura di A. Ghisalberti, Bompiani, Milano 2000 e successive ristampe.
ISFI